Se Gramsci diventa un’opera d’arte

di

Olga Gambari

A Cagliari esposti i lavori dedicati all’autore dei “Quaderni dal carcere” Un’ennesima prova della centralità della sua figura e del suo pensiero ancora oggi attualissimo

Gramsci è una figura contemporanea. Non un personaggio ma un pensiero e un ideale. Le sue analisi riescono ancora a interpretare il mondo di oggi, una guida attualissima per i giovani che scoprono in lui un pensatore puro e libero, un eroe idealista e concreto di cui viene voglia di stamparsi il volto sulle t-shirt. Anche gli artisti, quelli storici come Alfredo Jaar e quelli emergenti guardano a lui. A loro si è rivolto il progetto ” I want you for Museum’s Army — Gramsci”, sfociato nella mostra “Verso Gramsci” al Cartec di Cagliari), promosso dal Comune e dai Musei Civici con la Fondazione Bartoli Felter, a cura di Alessandra Menesini e Patrizia Rossello.

A un gruppo di artisti di Piemonte e Sardegna (le regioni che ne videro la nascita e gli studi) è stato chiesto di ispirarsi all’eredità di Gramsci. Ne sono nate installazioni che mescolano linguaggi e diversi piani di lettura. La serie di cartoline di Antonio La Grotta è un grand tour geografico e poetico attraverso l’Italia, una ricerca che ha scoperto come la maggior parte delle città abbia una via o una piazza dedicate a Gramsci, luoghi che lui non poté visitare. Trentatré cartoline originali del secondo Novecento, lo stesso numero dei Quaderni dal carcere, più una, per il quaderno che non è mai stato ritrovato. Altri luoghi, invece, di memoria biografica, quelli della Sardegna natia del pensatore, da Ales a Ghilarza passando per Santu Lussurgiu, scandiscono il viaggio fotografico di Marcello Nocera, virate in rosso quelle di esterni, in bianco e nero quelle di interni abbandonati. La nostalgia è parte dell’atmosfera che pervade anche il lavoro di Simone Martinetto, incentrato sulla famosa questione meridionale, argomento contemporaneo che l’artista ha sviluppato insieme a tre migranti arrivati in Italia in cerca di lavoro, ma anche di salvezza e di pace. Nella videoinstallazione il gioco di rimandi tra la loro voce e le pagine scritte da Gramsci assume la forma di un dialogo. Concetti e parole che non sono teoria astratta ma mattoni di una possibile società migliore, come l’edificio di cui getta le fondamenta Marta Fontana, fatto di libri, uno sopra l’altro. Eppure questa costruzione è decorata da trappole per uccellini in forma di delicati e attraenti oggetti. Perché la cultura offre la via dell’affrancamento, della libertà di pensiero e poi di cuore, ma spesso ha un caro prezzo. Lo sanno bene le prime donne che tentarono l’emancipazione — a cui sono dedicati i raffinati dipinti di Cornelia Badelita giocati sul doppio — come fece il personaggio di Nora in Casa di Bambola di Ibsen. In Nora, scrivendo una recensione teatrale, Gramsci vide la nascita della nuova donna. E fu scandalo.

Per lui la cultura in forma di espressione artistica ha la forza e la responsabilità di cambiare le cose.

L’indifferenza è il suo peggiore nemico.