"Fingerprints" Mostra collettiva a cura di Roberta Vanali

“Fingerprints” Mostra collettiva a cura di Roberta Vanali

Luogo: grandeminieraserbariu
Data Evento: 18 Dec 2008 - 31 Dec 2008
Orario: -

Fingerprints

L’atto di una creazione è una sorta di rituale. Le origini dell’arte e dell’umanità giacciono nascoste in questa misteriosa creazione. La creatività umana riconferma e mistifica la potenza della vita. (Keith Haring)

Fingerprints, ovvero Impronte digitali nasce come opportunità di interazione e scambio di idee, di sensibilità differenti, talvolta contraddittorie ma individuali. Così come l’impronta digitale. Unica poiché muta da individuo a individuo. Perciò, quale miglior sistema di identificazione se non quello delle indelebili impronte digitali? Tratto distintivo che rappresenta l’essenza della personalità artistica. Peculiarità che caratterizza l’individualità creativa e che ne determina il genoma a favore di una riconoscibilità immediata.
Con l’obiettivo di proseguire un discorso di crescita culturale e valorizzazione del territorio sulcitano, il progetto propone di indagare alcuni dei linguaggi espressivi, che vanno dal disegno alla pittura, dall’installazione all’elaborazione digitale fino alla grafica, coinvolgendo quattro giovani artisti, – selezionati nel territorio di Carbonia – alla loro mostra personale d’esordio. Luigi Bove, Veronica Gambula, Riccardo Manca e Nicola Testoni sfrutteranno una location, non convenzionale all’esposizione, negli ex locali della miniera di Serbariu per connotare un ambiente che riveli la sintesi del loro lavoro, partendo dal leit motiv che emerge dal seppur breve percorso e che ne caratterizza la ricerca. Una nuova generazione di artisti che nonostante la giovane età possiede una propria riconoscibilità, un proprio codice genetico che li contraddistingue dagli altri. E dove la costante della ricerca artistica è di coniugare l’iconografia occidentale della tradizione storico-artistica alla cultura popolare e massmediatica. Tendenza contemporanea dai molteplici innesti definita Neo pop. Fuori c’è il mondo. L’arte pop guarda fuori, al mondo, mostra di accettare il suo ambiente, il che non è né bene, né male, ma soltanto il segno di un atteggiamento diverso. (Roy Lichtenstein)
Giovani con differenti background ed eterogenei modi di vedere la realtà, con l’obiettivo d’indagare il lato oscuro dell’umanità, hanno in comune una componente surreale che convive con un realismo più o meno marcato, a seconda della personalità. Capaci di reinventare una cultura visiva che mette in relazione il linguaggio pittorico con altre forme considerate arti minori come illustrazione, fumetto e cartoon. Che ascoltano Nick Cave ed il rock anni ‘70, leggono fumetti ma divorano anche Calvino, Baudelaire e Kafka, e traggono ispirazione dai maestri del cinema da Lynch a Inarittu. Che indisturbati osservano il mondo e rielaborano la realtà attraverso il loro esclusivo punto di vista, poiché un’opera d’arte è superiore soltanto se è, nello stesso tempo, un simbolo e l’espressione esatta di una realtà, per parafrasare Guy De Maupassant. Realtà filtrata da subculture come Street art e fumetto che trova corrispondenza nella Lowbrow californiana dalla quale sembrano provenire gli stimoli estetici di Luigi Bove che, in maniera ironica e a tratti irriverente, esplora la società contemporanea servendosi dell’intervento digitale per simulare un videogioco interattivo. Ma anche miscelata a cultura manga e Pop art occidentale, come nel movimento Superflat di Murakami, territorio fertile per Veronica Gambula che si cimenta tra disegno, incisione, scultura e installazione per scandire le fasi drammatiche dell’individuo dalla nascita alla morte. Al Pop surrealismo, con tratti fortemente espressionisti, si rifà invece l’estetica di Riccardo Manca che attraverso sintetici e veloci tratti indaga il lato oscuro dell’esistenza distinguendosi dalla New folk di Nicola Testoni, interprete di una sensibilità apparentemente più pacata, ma non per questo meno incisiva, per analizzare il tempo perduto e le inquietudini infantili prendendo le mosse dalla fiaba di Pinocchio.

Un’opera d’arte per diventare immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi del buon senso e della logica. (Giorgio De Chirico)

Dall’accostamento di elementi apparentemente estranei tra loro prende avvio la ricerca di Nicola Testoni che al razionalismo scientifico accosta un immaginario tratto dalla tradizione pittorica italiana, passando per la Metafisica e il Novecento e approdare in un ambito attiguo alla tendenza New Folk. Un proposito d’indagine tra fascinazione estetica e sovvertimento del significato semantico che determina un apparente non sense. Così qualsiasi elemento del reale può improvvisamente cambiare di “segno” e ciò che normalmente è rassicurante può improvvisamente non esser più tale.Una sensazione di estraniazione scaturita dal contrasto tra ciò che riguarda l’infanzia e ciò che con essa apparentemente non ha alcun legame. E dall’insistenza di mettere a fuoco un soggetto replicandolo più volte.
Con sguardo lucido e disincantato, in un contesto dall’atmosfera sospesa, l’artista attinge dalla fiaba di Pinocchio per accostare un burattino completamente disarticolato a un telefono o a una trottola – cui attribuisce un senso di vorticosità del tempo – per una rilettura dell’infanzia come condizione oramai perduta e per le inquietudini ad essa connesse. Presupposto confermato dalla presenza di elementi come orologi e lumache che l’artista imprime sulla tela con la cura maniacale di chi combatte col proprio caos interiore per giungere all’essenza concettuale.

(Catalogo della mostra inaugurata il 18 dicembre alla Miniera di Serbariu a Carbonia)

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